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Passeggiando nel Passato   

A partire dal 7 dicembre 2007 è finalmente aperta al pubblico la Domus del chirurgo, una piccola Pompei riemersa dal buio dei secoli nel cuore storico di Rimini.
Alla fine degli anni '80, in occasione di lavori di arredo urbano della centrale piazza Ferrari, è stato scoperto un sito archeologico di straordinaria importanza, con testimonianze dall'età romana al Medioevo. Nell'area, a ridosso delle mura di Ariminum, non lontano dall'antico porto, sorgeva la "domus del chirurgo", cosiddetta dalla professione dell'ultimo proprietario, un medico di cultura greca. Distrutta per un incendio intorno alla metà del III secolo, la domus ha rivelato, fra le macerie del crollo, strutture, mosaici, intonaci, arredi e suppellettili che offrono una "fotografia" eccezionale della vita nella Rimini antica. Proprio in questo ambiente è stato scoperto un eccezionale corredo chirurgico-farmaceutico, il più ricco al mondo giunto dall'antichità.

Dal 7 dicembre, terminati i lavori di posizionamento di una copertura in vetro e acciaio sulla Domus romana al fine di salvaguardarne la conservazione e permetterne la visita, questa eccezionale scoperta è stata finalmente aperta al pubblico. La visita dell'area di scavo si integra con quella della Sezione Archeologica nel vicino Museo della Città (via Tonini 1), ove l'esposizione dei materiali, preceduta da una ricostruzione della taberna medica, documenta momenti della vita professionale e privata.

La Domus è visitabile negli orari d'apertura del Museo con un unico biglietto d'ingresso cumulativo. Il complesso archeologico (Piazza Ferrari) e il Museo della Città (via Tonini 1) osservano il seguente orario di apertura:

Dal 16 Settembre al 15 giugno 

  • da martedì a sabato: 8,30-12,30 e 17,00-1900
  • domenica e festivi: 10,00-12,30 e 15,00-19,00
  • lunedì (non festivi): chiuso

Dal 16 giugno al 15 settembre

  • da martedì a sabato: 10,00-12,30 e 16,30-19,30
  • domenica e festivi: 16,30-19,30
  • lunedì (non festivi): chiuso

Ingresso:
Intero € 5
Ridotto € 3
Studenti € 2
Visite guidate per gruppi (25 persone) € 25
Domenica ingresso gratuito

I Musei Comunali organizzano visite guidate, della durata di un'ora circa, alla Domus del Chirurgo e alla Sezione Archeologica con i reperti dalla domus al costo 3 euro a persona (gratuita, per l'occasione, la visita guidata) ogni Sabato e Domenica e in particolare in occasione del primo anniversario di apertura al pubblico e per le festività natalizie:
S.Stefano ed Epifania visite guidate alle ore: 10,11, 15,16,17,18; Natale e Capodanno: ore 15,16,17,18 .

Periodo Estivo dal 16 giugno fino al 15 settembre:
sabato: ore 11,00 e ore 18,00
domenica:  ore 16,45

Periodo Invernale dal 16 settembre al 15 giugno:
sabato: ore 11,00 e ore 17,30
domenica: ore 11,00 e ore 15,15

Da metà giugno a metà settembre le visite si possono effettuare anche ogni martedì in occasione di "Passeggiando nel Passato", una passeggiata in centro storico alla scoperta dei monumenti di Rimini.

Per informazioni e prenotazioni: tel. 0541.21482; fax 0541.704410; e-mail: musei@comune.rimini.it

E' possibile effettuare visite guidate alla domus del chirurgo e al Museo della Città per gruppi non scolastici, anche in altre giornate e orari alle seguenti condizioni:
- Prenotazione obbligatoria da effettuarsi telefonando con almeno una settimana di anticipo al Museo della Cttà (tel. 0541.21482)
- Costo: prezzo del biglietto di ingresso (euro 5,00 intero, euro 3,00 ridotto) + euro 25,00 a gruppo (max 25 persone)


 

Il complesso archeologico di piazza Ferrari

Il complesso archeologico di piazza Ferrari è stato individuato nel 1989, durante i lavori di sistemazione dei giardini pubblici. Al rinvenimento fortuito di alcuni ruderi di età romana hanno fatto seguito, fino al 2006, sistematiche esplorazioni scientifiche: sondaggi e scavi stratigrafici che hanno permesso di scoprire un'area estesa su una superficie di oltre 700 mq.
I resti più significativi corrispondono a parte di un isolato residenziale situato al margine settentrionale dell'antica Ariminum, di fronte al litorale adriatico che all'epoca era arretrato di oltre un chilometro rispetto all'attuale. Ai lati correvano due strade disposte ad angolo retto - un cardine ed un decumano - all'interno delle quali si erano succedute una casa di età imperiale, che comprendeva anche il settore oggi noto come domus del Chirurgo, e quindi un edificio sviluppatosi nella tarda antichità.
Oltre a questi impianti architettonici lo scavo ha riportato in luce altri elementi di interesse: tracce di pavimenti in cocciopesto attribuibili ad una prima abitazione tardorepubblicana, livelli insediativi risalenti all'alto medievo, svariate strutture databili tra il Cinquecento ed il Settecento, tra cui alcuni pozzi in muratura e silos per granaglie un tempo appartenuti ai vicini complessi religiosi di San Patrignano e delle Convertite. L'insieme dei resti, conservato e musealizzato sul posto così come è stato scoperto dagli archeologi, offre dunque l'immagine di un'eccezionale stratificazione storica ed urbanistica che testimonia duemila anni di vita della città.


 

La domus 'del Chirurgo'

Nel settore settentrionale dell'area di scavo si conservano i resti della cosiddetta domus del Chirurgo, costruita nella seconda metà del II secolo d.C. ristrutturando la parte posteriore a peristilio di un edificio precedente e ricavandovi un'abitazione a due piani.
Il piccolo ingresso, affacciato sul vicino cardine, immetteva in un disimpegno e quindi in un corridoio interno; su un lato di questo si apriva uno spazio a giardino, mentre sull'altro erano situati diversi ambienti delimitati da muri in argilla poggianti su zoccoli in muratura.
I vani residenziali, decorati da affreschi policromi e da pavimenti musivi a motivi geometrici e figurati, comprendevano una sala da pranzo (triclinium), una camera da letto (cubiculum) e due stanze di soggiorno, la prima delle quali dotata di un pregevole mosaico con Orfeo tra gli animali; in posizione più defilata erano alcuni vani di servizio: un ambiente riscaldato (ipocausto), una latrina e, al piano superiore, la cucina e una dispensa.
L'intero edificio fu distrutto da un incendio poco dopo la metà del III secolo, probabilmente in occasione di una scorreria germanica avvenuta ai tempi dell'imperatore Gallieno. A tale evento si deve collegare anche la costruzione della nuova cinta muraria della città, della quale è ancora visibile un breve tratto sul retro della casa.
L'improvviso crollo degli alzati ha permesso la conservazione degli arredi e delle suppellettili domestiche, rinvenute tra le macerie sui pavimenti della casa. Tra i tanti materiali risalta soprattutto
una ricca attrezzatura chirurgica e farmacologica, che testimonia la professione medica esercitata dall'ultimo proprietario della domus.


 

I reperti della domus

Ai resti della domus del Chirurgo conservati nell'area archeologica si accompagnano i reperti di scavo esposti all'interno del Museo Archeologico di Rimini.
La qualità delle originarie decorazioni architettoniche è così testimoniata da una selezione di affreschi policromi recuperati tra le macerie, che comprendono parti di soffitti a cassettoni e di pareti a campiture con motivi floreali o animali, tra cui si distingue una impressionistica veduta con scena di porto. Come elemento di arredo domestico risalta il raffinato quadretto in pasta vitrea di produzione
orientale, originariamente collocato nel triclinium della casa, che riproduce un fondale marino con tre pesci dai vivaci colori; dal giardino provengono un grande bacile marmoreo ed il piede di una statua di Ermarco, filosofo epicureo che testimonia l'inclinazione intellettuale del proprietario della casa. Numerosi sono poi gli oggetti mobili: oltre a vasellame da cucina e da mensa e ad alcune lucerne vi compare una straordinaria dotazione medica composta da più di centocinquanta strumenti chirurgici, da mortai, bilance e contenitori per la preparazione e la conservazione di farmaci e da un vaso termico conformato a piede per applicazioni curative.
In base ai dati di scavo è stato possibile ricostruire fedelmente, a grandezza naturale, l'originario luogo di cura: una taverna medica domestica, composta dalla stanza con mosaico di Orfeo e dal vicino cubiculum, nella quale il chirurgo riminese visitava, operava ed ospitava i propri pazienti.
Al momento dell'abbandono della casa riportano infine il gruzzolo di un'ottantina di monete per le spese quotidiane, che fissa l'evento entro il 260 d.C., e le punte di lancia e giavellotto abbandonate sui pavimenti durante i rovinosi scontri che dovettero provocare la distruzione della domus


 

Il Chirurgo

Lo strumentario rinvenuto nell'abitazione di piazza Ferrari non lascia dubbi sulla professione del personaggio che vi abitava verso la metà del III secolo: un medico di grande esperienza ed abilità che, come spesso avveniva, doveva essersi formato in ambienti culturali ellenici ed essere giunto in Italia, e più precisamente ad Ariminum, dall'Oriente.
L'origine levantina del personaggio, suggerita anche dall'adesione agli ideali epicurei, è chiaramente comprovata sia dalle scritte in greco che egli incise su due vasetti per la conservazione di erbe medicinali rinvenuti nella taberna medica, sia dal suo stesso nome, con ogni probabilità Eutyches, quale fu graffito sul muro da un paziente ospitato nel letto del cubiculum.
La particolarità dell'attrezzatura chirurgica recuperata nella domus, priva di strumenti ginecologici, in larga parte destinata ad interventi su traumi ossei e dotata di un rarissimo ferro utilizzato unicamente per estrarre le punte di freccia dalle carni, sembra indicare un'esperienza professionale maturata nell'esercito, forse in uno di quei valetudinaria militari dislocati lungo i confini dell'impero che rappresentavano le sole strutture sanitarie del mondo romano assimilabili ai moderni ospedali.
A possibili trascorsi nell'esercito riconduce anche la mano votiva bronzea recuperata nella taberna medica, segno di devozione verso Giove Dolicheno, divinità appunto venerata soprattutto tra i soldati. In proposito vale la pena di ricordare anche il cippo votivo scoperto in passato presso il foro, dove si ergeva un sacello allo stesso Dolicheno. La lapide, coeva alla domus del Chirurgo, ricorda infatti come dedicante un T. Flavius Galata Eutyches, personaggio di origine orientale che potrebbe corrispondere proprio al medicus di piazza Ferrari.


 

Il palazzo tardoantico

Alla distruzione della domus del Chirurgo e all'immediata erezione delle nuove mura della città, che quasi la lambirono, fece seguito il completo abbandono dell'area. Tale situazione, che rifletteva il particolare momento di crisi della città e dello stesso impero romano, mutò solo verso gli inizi del V secolo, in concomitanza con importanti mutamenti storici.
Il trasferimento della sede imperiale a Ravenna, attuato da Onorio nel 402, comportò infatti la parziale rivitalizzazione delle città romagnole, in cui comparvero nuove residenze di lusso abitate da alti ufficiali e funzionari di corte. A questo periodo risalgono appunto i resti conservati nel settore meridionale dello scavo, riferibili ad un'abitazione di tipo palaziale che rioccupò la parte anteriore del vecchio isolato, di fronte al decumano.
L'edificio, scoperto solo in parte, presentava un ampio cortile decorato da una fontana a ninfeo con canali; attorno a questo si disponeva un articolato complesso, ristrutturato e ampliato tra la fine del V e gli inizi del VI secolo, sotto il regno dei Goti.
I ruderi dell'impianto mostrano diversi ambienti, talora dotati di sistema di riscaldamento, collegati da un corridoio angolare; le stanze, con murature laterizie, sono pavimentate da mosaici policromi a complessa decorazione geometrica.
La prestigiosa natura dell'abitazione tardoantica e l'alto rango del personaggio che vi risiedette sono tra l'altro testimoniate dal vano cruciforme con ipocausto e dalla vasta aula absidata che la fiancheggiava, certamente utilizzata dal dominus come sala di rappresentanza e ricevimento.


 

Le strutture altomedievali

Nel corso del VI secolo, ai tempi della guerra tra Goti e Bizantini, il palazzo tardoantico iniziò a mostrare segni di degrado, per poi essere distrutto, demolito e completamente interrato. In seguito l'area accolse un piccolo cimitero, forse collegato ad un edificio religioso sorto nelle vicinanze, secondo la pratica cristiana che ormai permetteva di seppellire anche dentro la città.
Come testimoniano alcune tombe ancora conservate all'interno dello scavo, gli inumati erano deposti in semplici fosse, talora protette da coperture in tegole, che spesso giunsero ad intaccare i sottostanti pavimenti a mosaico.
Il sepolcreto fu utilizzato fino al pieno VII secolo, dopo di che l'area fu occupata da nuove strutture abitative. Come d'abitudine per il periodo altomedievale, la casa riportata in luce era circondata da spazi aperti, forse coltivati ad orto, ed era edificata con materiali deperibili: gli alzati, sorretti da leggere fondazioni in frammenti laterizi, utilizzavano pali di legno e murature in argilla, mentre i pavimenti erano costituiti da terra battuta.
Nel settore sudoccidentale dello scavo archeologico sono tuttora visibili alcune di queste strutture; sui livelli di calpestio, accanto a varie buche di palo, tra l'altro si conserva un grande focolare con piano di combustione in frammenti di mattoni romani di reimpiego.
Alcuni modesti rifacimenti documentano la sopravvivenza degli impianti abitativi fino all'VIII secolo. In seguito l'area restò inedificata, venendo ricoperta da strati di terreno colturale che solo in età tardomedievale accolsero nuove costruzioni.










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La Domus del chirurgo
Ad appena due anni dalla sua apertura questa piccola Pompei riemersa dal buio dei secoli nel cuore della città ha superato già i 150mila ingressi. Un successo che ne fa una delle principali attrazioni turistico culturali della città. A fare il giro del mondo, l’importanza del ritrovamento archeologico del tutto eccezionale che qui è stato rinvenuto: il più ricco corredo chirurgico del mondo romano a noi noto.
E una suggestiva scenografia ove scorrono 2000 anni di storia in una cornice disegnata con i più attuali criteri della musealizzazione.
Ad aprirsi agli occhi del visitatore è un'area archeologica di 700 mq. che ha restituito gli strumenti del lavoro di un chirurgo che operava all'interno di un'abitazione di Ariminum del III secolo, destinata in parte all'esercizio della professione medica e farmaceutica. Uno scavo che l'opera architettonica protegge e valorizza, offrendolo allo sguardo dei passanti. La struttura si inserisce nello spazio urbano integrandosi nel giardino della piazza Ferrari: al suo interno un sistema di passerelle trasparenti, sospese sulle strutture antiche, ne consente un'agile lettura. Il caso ha voluto che la Domus si trovi proprio accanto al Museo, di cui fa parte integrante completandone il percorso.

Mueseo della Citta'
In via L. Tonini, 1, accanto alla Chiesa del Suffragio, ospitato nel settecentesco collegio dei Gesuiti (per info tel. 0541.21482), il Museo della Città raccoglie il passato di Rimini. È una miniera di meraviglie e curiosità. Ci sono le piccole pedine che venivano usate come biglietti di ingresso all’Anfiteatro, statuine di gladiatori. Gruzzoli di spiccioli dell’epoca romana, sfarzosi mosaici, anfore e laterizi delle fornaci di argilla aperte dai primi imprenditori riminesi.
Vi sono esposte le opere della Pinacoteca, ove si possono ammirare dipinti, sculture e ceramiche, arazzi e oreficerie, l'imponente affresco con il Giudizio Universale proveniente dalla chiesa di Sant'Agostino, i capolavori della Scuola Riminese del Trecento, il raffinato Crocifisso di Giovanni da Rimini e il prezioso polittico di Giuliano da Rimini, vasellame e boccali decorati con stemmi malatestiani, preziose tavole dell'età d'oro della signoria dei Malatesta commissionate ad artisti di grande fama quali: Giovanni Bellini, Domenico Ghirlandaio, Agostino di Duccio, Pisanello e Matteo de' Pasti, Guido Cagnacci, il Centino, il Guercino e Simone Cantarini. Il cortile interno ospita il Lapidario romano con un'ampia raccolta di iscrizioni dal I sec. a.C al IV d.C. Uno spazio permanente è dedicato alla splendida produzione grafica di Renè Gruau, artista riminese che per oltre 70 anni ha operato nel campo dell'illustrazione di moda. Recentemente è stata aperta la prima sezione del Museo Archeologico, dedicata alla Rimini imperiale del II e III secolo, con particolare risalto alla Domus di Palazzo Diotallevi, celebre per il mosaico delle barche, e alla Domus di piazza Ferrari, nota per il ricchissimo strumentario del medico-chirurgo.

Il borgo San Giuliano
Oggi a Rimini se si parla di “borgo” s’intende soprattutto quello di San Giuliano, sulla sponda settentrionale del fiume Marecchia, separato dal centro storico dal Ponte di Tiberio. Nato intorno all’anno Mille, era l’antico quartiere dei pescatori. Oggi le case qui sono alle stelle ed è un piacere passeggiare fra e sue stradine e piazzette, classico esempio di antica edilizia popolare, povera, di sapore medievale, ma perfettamente ristrutturate: muri color pastello spesso decorati da grandi murales, vasi di fiori sui balconi. Un buon ingresso può essere la piccola via Marecchia. Si passeggia nel silenzio (la zona è isola pedonale) in un’atmosfera carica di poesia. Si dice che il Borgo San Giuliano fosse il luogo preferito di Federico Fellini e Giulietta Masina.. Merita una visita la chiesa di San Giuliano, di sapore palladiano, antica abbazia benedettina (IX sec.) che la tradizione vuole eretta su un tempio pagano. Non solo perché fra le varie opere c’è anche un dipinto di Paolo Veronese: il Martirio di San Giuliano (è sull’altare maggiore). Ma anche perché proprio sotto la grande tela c’è un sarcofago di marmo di età romana: si dice che contenga le spoglie del giovane santo istriano torturato dal proconsole Marciano. La tradizione narra che il sarcofago si arenò misteriosamente sulla spiaggia di Rimini, proveniente dalla Dalmazia. Da allora in quel punto sgorga una fonte di acqua miracolosa: la Sacramora, cioè la sacra dimora. Da sempre la chiesa è meta di pellegrinaggio. Il Borgo San Giuliano ha una caratteristica particolare: l’interesse a coltivare e custodire la propria storia, anche quella piccola e vicina nel tempo. C’è una storia di orgoglio nel definirsi “borghigiani”, legato anche a questa memoria continuamente rinnovata. Ogni due anni nel mese di settembre qui si tiene la Festa de’ borg: un appuntamento immancabile per riminesi e non.

Tempio Malatestiano
Via IV Novembre. È un’intensa storia d’amore quella che racconta il Tempio Malatestiano (1450), capolavoro del Rinascimento italiano. L’amore è quello fra Sigismondo e la sua giovanissima amante diventata poi la terza e ultima moglie Isotta Degli Atti. Sigismondo fece realizzare quest’opera (prima rimaneggiando, poi demolendo una chiesa francescana) con l’idea che dovesse diventare un mausoleo per sé e per Isotta. Candido e ieratico con la facciata di marmo, firmata da un gigante della storia dell’architettura, Leon Battista Alberti, il Tempio Malatestiano contiene una serie di cappelle e di tesori: un Crocefisso di Giotto, un affresco di Piero della Francesca, i preziosi bassorilievi degli angeli che suonano su sfondo blu. La particolarità del Tempio Malatestiano è che per la prima volta, in piena filosofia rinascimentale, non si celebra solo Dio, ma piuttosto un uomo, Sigismondo. Un uomo che però cadde in disgrazia. Il suo sogno, il progetto non fu mai concluso. Ma è un incompiuto splendido.

La vecchia pescheria e i luoghi del divertimento
Sono due i cuori pulsanti della ‘movida’ riminese che, a seconda delle stagioni, accendono il divertimento notturno: la zona del porto e di Marina centro, con gli street bar e i locali sulla spiaggia, e le piazzette e le viuzze del centro storico dietro la ‘Vecchia Pescheria’, ogni sera si ritrovano migliaia di giovani per un aperitivo, uno spuntino, un concerto, un incontro. Il fascio della pescheria vecchia è dato dal perfetto connubio fra fascino della storia e meeting point di tendenza: cantinette, pub, ristorantini, tavoli all’aperto, luci di candele. La zona della Pescheria Vecchia, nel cuore del centro storico, è un po’ la Montmartre di Rimini. Fra piazzette medioevali e vicoli romantici si svolge la vita notturna della gioventù riminese. Si cena sotto le stelle in una piazzetta secolare o si beve qualcosa chiacchierando sotto un colonnato candido. Tutto succede intorno alla Pescheria Vecchia (che si affaccia su piazza Cavour) con i suoi banconi di marmo settecenteschi. Qui sono nate tante tendenze poi esportate nel resto d’Italia: dal finger food alle miniportate sui bicchierini o sui cucchiai decorati. Per chi ha voglia di incontrare o conoscere gente la Pescheria Vecchia è un approdo giusto 12 mesi all’anno. Una moda esplosacon l’apertura della sede riminese dell’Università di Bologna che ha portato da tutta Italia oltre 6000 studenti(www.polorimini.unibo.it). Una curiosità: nella poetica piazzetta Gregorio da Rimini c’è il più antico negozio di libri della città: la Libreria Riminese (che in estate è aperta anche la sera) e al numero 4 la casa dove abitava lo studente liceale fuori sede Giovanni Pascoli (1855)

Marina Centro
È l’anima della Rimini balneare. È il punto centrale del lungomare. Marina Centro ha una vera e propria data di nascita ufficiale: 1843. Fu in quell’estate che alcuni imprenditori (i conti Baldini e il medico Claudio Tintori) aprirono il primo stabilimento balneare. Estate dopo estate, sempre più villeggianti, famiglie della buona borghesia presero a passare lunghe settimane a Rimini. Tanto che nel 1869 il Municipio di Rimini decise di valorizzare la “risorsa spiaggia”. Rilevò lo stabilimento Tintori-Baldini e diede l’incarico a un notissimo medico e fisiologo, Paolo Mantegazza, specialista di talassoterapia, di ideare, realizzare e dirigere un nuovo “Grandioso Stabilimento Balneare”. Fu la svolta. Rimini divenne la località dove l’aspetto terapeutico della “cura dei bagni di mare” si univa per la prima volta al divertimento. In meno di 50 anni il paesaggio cambiò. Al posto di dune di sabbia e piccoli acquitrini, si materializzò una città elegante, fatta di villini Libertye passeggiate. Ormai la strada era tracciata: non solo bagni terapeutici, i vacanzieri sembravano arrivare a Rimini sempre più per rilassarsi, divertirsi, sorridere. Risultato: lo stabilimento riminese divenne “incontrastabilmente il primo di tuttaItalia”. Nel 1845 fu inaugurato un servizio di calesse a cavallo che collegava il centro alla spiaggia lungo l’alberato viale Principe Amedeo. Ancora oggi è pieno di verde e di edifici fine ‘800. Nel 1872 fu costruito anche il Kursaal con i suoi valzer e charleston sotto le stelle. Rimini era davvero ormai un posto alla moda (Per saperne di più www.balnea.net). Marina Centro andrebbe vista in almeno due momenti: la mattina quando la vita si rimette in moto e gli ospiti chic del Grand Hotel attraversano il viale per scendere in spiaggia. E alle luci del tramonto quando i pescherecci rientrano in porto inseguiti da stormi di gabbiani Il punto migliore per aspettarliè la “palata” (contratto forse da “palizzata”). È il molo alla fine di viale Tintori: una passerella di 200 metri costruita sul mare. Un luogo per meditare, circondati dall’acqua a destra e a sinistra. Ad ogni ora del giorno incontrerete riminesi in cerca di un momento di introspezione. È proprio qui che Federico Fellini immaginava l’apparizione notturna del transatlantico Rex.  

Vivere la spiaggia
Duecentocinquanta stabilimenti tirati a lucido e costantemente rinnovati. E una sola filosofia: Rimini on the beach si vive giorno e notte. Si comincia all’alba con le passeggiate sulla battigia. Si finisce a notte inoltrata dopo una cena a piedi nudi sulla sabbia. Il concetto è che in spiaggia si fa di tutto. Lezioni di yoga, corsi di ricamo, gare di castelli di sabbia, seminari di piadina. Si pratica ogni tipo di sport, anche quelli che ancora non esistono. Ormai tutti gli stabilimenti sono organizzati con animazioni per bimbi e per adulti. Detto in tre parole: ci si diverte. La cosa più bella è che le attività sportive (così come i vari servizi: docce calde spogliatoio, lettura di giornali e libri, giochi, animazione, kinderheim) che si fanno in spiaggia non si pagano. Tutto è incluso nel costo giornaliero dell’ombrellone o del lettino. Le tariffe sono assai competitive rispetto al resto d’Italia (secondo le stime delle varie associazioni consumatori). Un vantaggio per i turisti è che non c’è alcun biglietto d’ingresso in spiaggia. Si entra liberamente e solo se si decide di fermarsi, si chiede al bagnino un lettino. A Rimini si trovano anche spiagge libere con servizi igienici e salvamento: Zona piazzale Boscovich, Zona San Giuliano antistante la Darsena, Zona Marebello: tra i bagni 105 – 106 e 107 - 108, Zona Miramare: tra i bagni 139 e 140; dal Bagno 150 al Talassoterapico; dall’area riservata all’Aeronautica fino al confine con Riccione, Zona Torre Pedrera allo sfocio a mare della via Tolemaide  

Fellini
Rimini è anche il grande cinema. È il mondo fantastico di Federico Fellini. Nei film del regista (nato a Rimini il 20 gennaio 1920) il passato riminese ricorre di continuo: le piazze Cavour e Tre Martiri che diventano quelle di Amarcord (“mi ricordo”, in dialetto), il cinema Fulgor nel Corso che rivive in Roma e Amarcord, la spiaggia con le cabine della “Città delle Donne”, i portici e le panchine dei Vitelloni, il Grand Hotel. Federico Fellini - Hollywood gli ha tributato ben 5 Oscar - aveva un rapporto combattuto e viscerale con Rimini dove ha chiesto di riposare per sempre. Ora il Maestro non c’è più, se ne è andato il 31 ottobre del 1993. Ma la sua memoria è custodita dalla Fondazione Fellini che nella sua nuova sede, in via Nigra 26, ha aperto le porte della Casa Museo Fellini: un’occasione imperdibile per scoprire un Fellini più intimo: le sue letture, i suoi disegni, i costumi di scena, le foto dei set (ingresso gratuito, aperta al pubblico il sabato, la domenica e tutti gli altri giorni festivi dell'anno, dalle ore 10 alle 12 e dalle ore 16 alle 19. Gli uffici sono invece operativi dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 17, info: Tel 0541. 50085- 50303 – www.federicofellini.it). C’è tanta Rimini nei film di Fellini, anche se le scene erano sempre ricostruite a Cinecittà o altrove. Per scoprirle si può partire subito da Parco Fellini dove si affaccia il candido Grand Hotel. Volendo, si può dormire nella suite Fellini (la sua preferita) o prenotare una cena a base del menù Fellini (tel. 0541.56000). Le tappe successive saranno il porto e la “palata” dove i Vitelloni filosofeggiavano stancamente in una Rimini invernale e dove il motociclista di Amarcord veniva a “sgasare”. Anche il treno (metafora del viaggio) e la stazione appaiono spesso nelle storie di Fellini: l’originale è in piazza Battisti. Ci sono poi le varie case dove abitò la famiglia Fellini. Lo stesso regista non si ricordava della sua primissima dimora (in via Fumagalli), ma solo che suo padre un giorno gli indicò vagamente una strada dicendo che là lui era nato.

Parchi tematici
La Riviera Romagnola è la zona con la più alta densità d’Europa di parchi tematici. C’è chi viene apposta per un week-end a Italia in Miniatura, Aquafan o Oltremare, o all’acquario Le Navi. Una giornata divertente si può passare a Italia in Miniatura (tel. 0541.736736). Il parco negli anni è diventato sempre più esteso: oggi le attrazioni sono moltissime. Oltre a vedere da vicino la spettacolare Italia in scala con 272 perfette riproduzioni (realizzate da scultori professionisti), si può navigare sui canali di una realistica Venezia. E ancora ecco il museo della scienza, la battaglia di cannoni d’acqua, le discese mozzafiato su velocissime canoe. A Rimini c’è anche l’unico parco in Italia adatto ai piccolissimi di due, tre anni: è Fiabilandia (tel. 0541.372064). Sorge intorno a uno specchio d’acqua con la nave dei pirati di Capitan Uncino e una foca e un leone marino (veri) che nuotano o si riposano. Sempre affollato è il Delfinario in piazzale Boscovich dove è nato il famoso cucciolo Lapo (tel. 0541.50298). Sono 40 gli aerei d’epoca al Parco tematico dell’Aviazione (tel. 0541.756696). Nella vicina Ravenna (40 minuti di auto) c’è Mirabilandia. Esistono pacchetti per visitarne più di uno a prezzi scontati (www.larivieradeiparchi.it).  

I piatti tipici
Non si può partire da Rimini senza prima aver assaggiato una vera piadina riminese. In città ci sono decine di chioschi ai quali è difficile resistere. La piadina riminese è più sottile e croccante rispetto a quella forlivese e ravennate. Ognuno la riempie come gli pare: dal prosciutto e mozzarella oppure erba di campo fino alla cioccolata. L’altro protagonista della cucina locale è il pesce azzurro dell’Adriatico. Sgombri, triglie, cannocchie, sarde, mazzole. Le “arzdore” lo cucinano in brodetto o sul “focon” cioè alla brace. Il vino più famoso? Lo sanno tutti: il Sangiovese, il rosso che scalda i cuori. Per iniziare un percorso fra i sapori locali l’indirizzo da non perdere è Via Castelfidardo, dove si trova il mercato coperto con le sue 130 attività specializzate principalmente in pesce e ortofrutta. Un luogo della tradizione, pieno di profumi e specialità, attorno al quale si trovano inoltre i migliori negozi di prodotti enogastronomici che fanno di questa zona il quartiere goloso della città.